Il potere del Kuncí

Nell’esecuzione di ciascun sigillo noi possiamo sperimentare quello che i maestri dello Sri Murni hanno chiamato “il prendere l’energia dalla terra”.

In diverse arti marziali e pratiche meditative orientali troviamo spiegazioni analoghe, che stanno a indicare come il rapporto con il suolo, sia per quanto riguarda l’esecuzione stessa dei movimenti, sia per quello che pertiene all’acquisizione di una maggiore consapevolezza e armonia del proprio corpo, sia fondamentale.

L’utilizzo di espressioni metaforiche (come é appunto il “prendere l’energia dalla terra”) stimola in chi pratica queste discipline una visualizzazione coerente con il movimento e l’intenzione che sta alla base della pratica stessa.

Quando esegui un sigillo in modalitá ultra lenta hai la possibilitá di visualizzare correttamente questo flusso di energia che parte dal suolo e sale attraverso le gambe (nel momento della percussione, che sará estremamente rallentato) e che si trasmetterá lungo tutto il corpo fino a uscire dalle dita delle mani (nella fase finale dell’esecuzione stessa del sigillo).

Il Kuncí rappresenta la chiave di volta di questa visualizzazione: nel momento in cui preparo la percussione, quando il corpo é in sospensione vigile, il basso ventre si compatta e l’attenzione va tutta verso il nostro baricentro. Questo, l’abbiamo giá visto, ci permette di mantenere un saldo controllo del nostro equilibrio.

Il kuncí compatta sempre piú il mio corpo e quando c’é la percussione entriamo in contatto con la risposta del suolo, che si oppone alla nostra stessa percussione. Va detto che il movimento ultrarallentato dell’esecuzione sposta il focus non tanto sulla potenza del colpo, quanto sulla correttezza della visualizzazione e sulla percezione del flusso di energia che scorre.

Utilizzo questa metafora perché ha una sua innegabile validitá anche ai fini della corretta esecuzione del sigillo stesso. Si percepisce chiaramente la sequenza di muscoli che viene interessata dal nostro movimento e si riesce a calibrare bene ogni fase del sigillo.

Il Kuncí mantiene la nostra attenzione sul movimento stesso. Non é sempre facile mantenere il Kuncí per tutto lo svolgimento del movimento. Ecco dove sta la difficoltá principale legata all’aspetto meditativo dello Sri Murni: nel movimento dobbiamo diventare esperti nel mantenenre la focalizzazione, la nostra attenzione sulla chiave (Kuncí, appunto) di tutto, sul nostro baricentro e sul flusso di eneergia che si distribuisce in tutte le parti del nostro corpo.

Il movimento ci aiuta a fare questo perché distoglie la nostra mente da altri pensieri. La pratica costante peró rivela come la nostra mente sia estremamente abile a sfuggire verso “tangenti” fulminee che portano a diminuire enormemente l’efficacia dello Sri Murni. Capita spesso di sorprendermi, durante la pratica, a pensare ad altro (impegni, problemi, fantasie, ecc…). Che fare allora se la mente é cosí “ballerina”?

Pazienza, costanza e dolcezza.

Dobbiamo tenere presente che abbiamo a che fare con una “bimba capricciosa” (la nostra mente). Dobbiamo mantenere una pazienza di fondo e ricominciare daccapo ogni volta, concentrando la nostra attenzione sul baricentro,, sulla tenuta del Kuncí e sulla corretta esecuzione del sigillo che vogliamo realizzare.

La costanza aiuta tantissimo: ogni giorno ritorni lí a lavorare su te stesso, sul tuo corpo, sulla tua attenzione e rinnovi, in te, l’impegno a progredire, un passo alla volta, nello Sri Murni e in tutti gli altri aspetti della tua vita.

La dolcezza si rivela una soluzione fantastica, perché ti abitua a percepire il tuo corpo come un organismo dotato di una sua preziosissima intelligenza, in grado di guidarti verso la metodologia e la strategia migliore per realizzare i sigilli (ma anche tutto il resto) al massimo delle tue possibilitá, senza peró strafare, esagerare, sforzare oltre misura.

Il corpo ci parla e lo Sri Murni rappresenta un ottimo allenamento per comprendere il suo linguaggio e i suoi messaggi.

Certamente quando ci fa male un’articolazione vuol dire che abbiamo eseguito in maniera scorretta un movimento fondamentale (il passo base, per esempio), oppure é il momento di non insistere con una realizzazione ultra veloce dei sigilli. Ascoltare il corpo ci fa capire come non si debba mai andare nella direzione del dolore. Ci rendiamo conto cosí che diverse volte, gli stessi movimenti, eseguiti in maniera ultra rallentata, con la focalizzazione totale sul Kuncí, permettono al nostro corpo di ritrovare l’armonia e all’energia della terra di scorrere nuovamente in ogni parte, in ogni muscolo, tendine e osso, per riequilibrare, dolcemente il tutto e sciogliere le tensioni e i dolori.

Ho sperimentato di persona che quando compaiono certi dolori alle articolazioni, tenere il Kuncí permette giá di migliorare la situazione. Spesso infatti tali dolori sono causati da posture scorrette e sbilanciate: il Kuncí riporta in asse il nostro corpo e consente alle sue parti di muoversi con ritrovata armonia e coordinazione.

Piú continuo nella pratica quotidiana dello Sri Murni e piú mi rendo conto quindi che il Kuncí rappresenta un fulcro, se non IL fulcro attorno al quale ruotano tutti gli altri elementi di questa disciplina di meditazione dinamica.

Per ritornare alla visualizzazione durante l’esecuzione ultra rallentata dei sigilli, nel momento della percussione é la concentrazione accumulata con il Kuncí che consente al flusso di energia di procedere spedito dalla base del nostro corpo, fino a irradiarsi in tutte le sue parti, corroborando tutto il nostro essere attraverso una piacevole e diffusa sensazione di benessere.

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